Bambini con poca vitamina D

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Alcuni giorni fa, con l'arrivo dell'estate ho notato che le unghie dei piedi di mio figlio, avevano una maggiore fragilità di quelle delle mani

Allora mi sono subito detto;  Cavolo ma come sono responsabile di un blog che da consigli di benessere e poi non faccio attenzione ad alcuni segnali chiari come lo stato delle unghie di un bambino?

Mi sono precipitato dalla pediatra con le idee chiare: rinforzare il calcio, la vitamina D, E K  e fagli assumere alcuni complementi utili per la crescita.

Non basta mangiare di tutto, non mi importa di quello che pensi,... io mi sono fatto negli ultimi 10 anni questa idea, purtroppo la qualità dei nostri cibi è scadente per come sono i sistemi di "produzione"

Parliamoci chiaro, l'insalata dell'orto di mia nonna in Abruzzo ha completamente un sapore diverso da quella che compro al mercato, per non parlare della frutta o della carne,

Ho chiesto alla pediatra se era possibile usare l'olio di fegato di merluzzo,  o qualcosa di simile.

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Mi propone uno sciroppo di OLIO DI FEGATO DI IPPOGLOSSO  (haliborange), che non conoscevo. Questo sciroppo integra molte proprietà tra quelle che avevo in mente e dopo l'opportuna visita medica mi ha confermato la necessità di "integrare".

Mi sono documentato  e spero che queste informazioni possano esserti utili perché gli oli di fegato di pesce sono gli unici alimenti che contengono grandi quantità di vitamina D, essenziale per la crescita e la formazione dello scheletro.

I pesci da cui si ricavano questi oli sono l’ippoglosso (che non conoscevo)  e il merluzzo. Si tratta di pesci di grandi dimensioni (lunghi fino a 2 m) che vivono nelle acque fredde dei mari oltre il circolo polare.

Conosciuti come pesci indispensabili per una corretta alimentazione, non forniscono solo carni bianche  e delicate, ma anche sostanze lipidiche contenute nel loro fegato e ricche di vitamina D, A e F.

Perché i lipidi epatici di questi pesci si trovano sotto forma di olio e non di grasso, come accade negli altri animali?

Per rispondere a questa domanda, bisogna ricordare che gli acidi grassi che formano i lipidi sono di due tipi: saturi ed insaturi.

Come indicato dal loro nome, i primi hanno saturato, cioè utilizzato tutte le capacità di combinarsi con altri atomi e molecole, cosa che non si verifica con gli acidi grassi insaturi.

Ciò che distingue un grasso da un olio non è, come generalmente si crede, l’origine animale o vegetale del prodotto, ma il suo tasso di acidi grassi saturi e insaturi.

Per tutte le sostanze contenenti lipidi (burro, strutto, olio di girasole, etc.) sono composte da due tipi di acidi grassi; il tasso di ciascuno di essi varia a seconda dei casi .

Le fonti alimentari di vitamina D sono poche numerose e poco abbondanti. Il fabbisogno quotidiano è stimato pari a a poche centinaia di UI 8 unità internazionali) che, in caso di malattia, possono aumentare fino a qualche migliaio di UI (dose terapeutica).

La vitamina D è presente nel burro (40 UI per 100 g), nel fegato dei ruminanti (50 UI), nel formaggio (100 UI), nei funghi (150-350 UI), nelle uova (200 UI), nelle sardine sott’olio (300 UI) . l’olio di fegato di ippoglosso, invece, ne contiene 2-3 milioni di UI per 100 g!!!

Un rapido calcolo permette di rendersi conto che le fonti alimentari di vitamina D sono troppo scarse per soddisfare il fabbisogno  di questa vitamina . com’è possibile allora che non si instauri una carenza???

Gli alimenti in realtà non sono la sola fonte possibile di vitamina  D. contrariamente a tutte le altre vitamine, l’organismo è in grado di produrre questa sostanza chimica. Il processo si verifica a livello cutaneo, quando i raggi ultravioletti del sole, o se necessario, delle lampade al quarzo reagiscono con il sebo secreto dalle ghiandole sebacee.

Nel grasso si trova un precursore della vitamina D che viene trasformato nella forma matura per effetto dell’irraggiamento solare. Le vitamine così prodotte vengono in seguito riassorbite dalla pelle e veicolate all’interno dei tessuti e degli organi.

Questa produzione cutanea non deve essere considerata una fonte accessoria di vitamina D perché, in condizioni fisiologiche normali, soddisfa completamente il fabbisogno dell’organismo.

L’organismo quindi potrebbe fare a meno di un apporto alimentare di vitamina D e produrne in quantità sufficienti a soddisfare il suo fabbisogno se si verificassero le condizioni necessarie. Il fatto è che spesso oggigiorno questi presupposti non si verificano.

Le due condizioni principali da soddisfare sono l’esposizione al sole e la presenza di sebo. Se al giorno d’oggi la prima condizione è spesso sufficiente, non si può dire lo stesso della per la seconda poiché la propensione a lavarsi regolarmente con il sapone elimina il sebo dalla pelle . in sua assenza, la produzione di vitamina D no può verificarsi anche se ci si espone al sole per lunghi periodi. in questo caso, la carenza dovrà essere compensata con l’apporto alimentare.

Insomma l'avrai capito uno dei motivi perché ai "grandi" e ai "bambini moderni" può capitare questo problema è che non stiamo più all’aria aperta sotto la luce del sole

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